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Fotografare per suggerire emozioni

Mi ha colpito una frase di Brassai Gyula Halsz

“Per me la fotografia deve suggerire, non insistere a spiegare”

Verissimo. Tra le basi del giornalismo fotografico c’è il fatto che sicuramente un’immagine non dovrebbe avere bisogno di didascalia. La grande foto parla da sola.

E mai giudicare un fotografo dalle macchine che usa (molti adoperano ancora quelle analogiche a pellicola) ma piuttosto dalla capaciità di comporre e capire la luce migliore per una foto.

Sostengo da sempre che in un’immagine non è importante il soggetto, ma come viene interpretato. Penso a un quadro con un vaso di fiori come si vede alle fiere o lungo i Navigli. Poi mi vengono in mente i girasoli di Van Gogh e le soluzioni di De Pisis e Picasso. C’è un abisso, perché è intervenuta una forte capacità di trasformare e non solo riprodurre la realtà.

Ho scattato foto belle con soggetti banali: una rampa di scale, operai al lavoro, un autista che cambia la gomma di un bus, due ombrelloni celesti davanti al mare.

Anzi, a volte soggetti famosi (architetture a Venezia e Firenze, paesaggi in Andalusia, Parigi, il Taj Mahal, ecc) sono più difficili da fotografare perché ormai li abbiamo visti in mille inquadrature e non è facile evitare la banalità.

E poi la grande Bellezza è quasi insultante, difficile da rappresentare.
Cercate quindi di essere semplici, di selezionare con cura i soggetti, trovando la migliore inquadratura con pazienza e curando la luce. Avrete certamente grandi risultati.

Ottimo sarebbe scegliersi un bravo maestro che vi segua. Non facile, ma possibile.

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